Porajmos - Il genocidio dimenticato

January 23, 2018

Porajmos è il termine con cui si indica lo sterminio di circa 500.000 Rom e Sinti avvenuto durante la seconda guerra mondiale da parte dei Nazisti.

 

 

Dopo l'occupazione nazista, la Polonia divenne la prima meta per la deportazione dei Rom e Sinti polacchi, tedeschi e per quelli che provenivano dagli altri Paesi sconfitti dal regime nazista. 

 

Il primo gruppo giunse a Birkenau il 26 febbraio 1943.

 

All'arrivo nel campo non venivano né smistati a seconda del sesso o dell'età né rasati a zero, ma venivano condotti tutti indistintamente nello Zigeunerlager dove potevano vivere in gruppi familiari all' interno del lager.

 

Lo Zigeunerlager era formato da una fila di baracche con una latrina e dei lavatoi, due cucine e uno spazio per l'appello. Queste caratteristiche rendevano lo Zigeunerlager un "campo nel campo".

 

Uno dei motivi per cui gli fu permesso di vivere in gruppi familiari fu quello di permettere al dottor Mengele di condurre i propri studi sui bambini, e soprattutto sui gemelli.  La particolare attenzione medica riservata era dovuta alla loro presunta appartenenza alla razza pura degenerata, per questo furono sottoposti a specifici esperimenti genetici.

 

Prima della liquidazione di Birkenau, pianificata per il maggio del 1944, i Rom ancora idonei a lavorare stavano per essere trasferiti in altri campi ma l'allora lager führer Georg Bonigut li avvertì dell'imminente arrivo delle SS. Così il 16 maggio i Rom e i Sinti organizzandosi e munendosi con qualsiasi attrezzatura potesse essere usata come arma di difesa, riuscirono momentaneamente a contrastare le SS.

 

L'eliminazione fu tuttavia solo posticipata al 2 agosto dello stesso anno dopo aver diviso la popolazione Rom e Sinta, trasferendo più di 1.000 individui a Buchenwald in modo tale da togliere forze fresche pronte a resistere nuovamente. La notte del 2 agosto, 2.897  tra uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5, quello più vicino allo Zigeunerlager.

 

 

Gli ebrei italiani che testimoniano di quella notte collocano questo evento tra i ricordi più tristi. Gli zingari erano coloro che suonavano, cantavano, e che con le voci dei propri bambini regalavano un po' di vita a Birkenau; dopo la loro eliminazione il lager cadde nel silenzio.

 

 

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